Copertina Lacchè, fighette e dottorandi Maurizio Makovec
Lacchè, fighette e dottorandi


Collana «Ogmios», 17
ISBN 88 8410 046 1
cm. 12 x 20
pp. 154
Euro 14,70

«Attraverso le picaresche acrobazie del suo protagonista, Makovec esprime la sua talentuosa scorrettezza politica, denunciando il malcostume imperante nelle università italiane. Col suo stile céliniano e irriverente, tutto nervi e oralità, la sua testimonianza biliosa e dissacrante diverte e apre gli occhi su una realtà che tutti o quasi conoscono, ma che nessuno aveva avuto il coraggio di raccontare. È un romanzo che, in realtà, è un saggio».
recensione di Giuseppe Iannaccone in L'Indipendente

«Un azzeccatissimo romanzo d'esordio, per un autore che, alla faccia di tutti i meschini baroni e baronesse accademici, è una strepitosa rivelazione».
recensione di Elena Pattaro in Il Cittadino Oggi

«Il romanzo d'esordio di Maurizio Makovec è un disincantato affresco del mondo accademico, visto dalla parte dei più deboli, dipinto con una prosa espressiva e rude. La sua scrittura è saporita, ispirata da Céline, e presenta un affresco colorito del microcosmo universitario, una denuncia del potere e dell'oppressione dei baroni [] Di esordienti così la narrativa italiana ha assoluto bisogno. Se solo gli editori di gran nome, invece di ristampare successi già preconfezionati, avessero più coraggio nello svolgere il loro compito primo, cioè quello di scovare talenti, avremmo meno lacchè della prosa slavata e qualche rude Makovec in più. E sarebbe tutto di guadagnato per i lettori».
recensione di Luca Marcozzi in Avanti!

«Un libro consigliato a chi tenta o ha tentato la difficile strada della carriera accademica. Senza appoggi e senza protezioni. Per chi ha faticato a trovare un docente che accettasse di concedere quella tesi su quell'autore. Che ha lottato per farsi ricevere durante l'ora di ricevimento. Che ha visto passare davanti raccomandati da ogni parte d'Italia alle prove per il dottorato. Che ha sentito membri della commissione cambiare il giorno dell'orale perché il candidato (e vincitore in pectore) alla data prevista aveva un altro impegno. A chi ha cercato di mantenersi puro e, senza speranza, ha viaggiato l'Italia in lungo e in largo alla ricerca di una borsa di studio. Insomma a tutti quelli che all'Università ne hanno viste tante e tante ne hanno sentite [...]È una colata di bile in cui i rivolti autobiografici sono mascherati (non troppo) da una prosa disincanta. È accettare lo scontro, scendere al livello più basso del potere e dell'arroganza del privilegio».
recensione di Dario Olivero in La Repubblica

«Un rude e disincantato atto di accusa al felpato e spesso corrotto mondo accademico [...] Un libro dissacrante e divertente, un libro coraggioso, autentico, la cui lettura può essere un vero godimento capace di esorcizzare le tensioni e i malumori di quanti, nella propria vita, hanno sperimentato sulla propria pelle la tracotanza dei baroni universitari [...] Un lavoro originale e del tutto nuovo, ben diverso dalla incensata letteratura ufficiale degli autori campioni di incassi».
recensione di Romana Fabiani in Secolo d'Italia


«Dottorati! Facile parlarne il difficile è trovarcisi coinvolto in mezzo e preso per il culo. Umiliato sadicamente da uno stronzo pezzo di merda che si crede l'unico, illustrissimo signore della scena e padrone della tua vita! Io lo so bene! Accidenti se lo so! E accidenti a me se non tiro fuori tutta la merda in cui mi sono ritrovato ».
Chi confida - giovane laureato alle prese con passioni sincere e ambiziosi desideri - di trovare meritata cittadinanza nell'agognata cittadella dell'accademia, coltivi da subito, se ne ha, i suoi santi in paradiso. È quello che racconta lo studente Fernando, le cui picaresche avventure sono un viaggio in parte comico, in parte indignato e furibondo, tra professori sadici e mafiosi, lecchini professionisti, focolarini tristanzuoli e studentesse impegnate, un po' fuori di testa, ma soprattutto dotate di un paio di belle tette e con una spiccata disponibilità alla relazione sociale (cose entrambe utilissime alla carriera). Un romanzo scandaloso e irriverente. Una esilarante e dissacrante denuncia del malcostume nelle università italiane, una sorta di catarsi collettiva. Finalmente viene detto ciò che tutti sanno o pensano ma che nessuno aveva ancora osato esprimere.


*Maurizio Makovec (Viterbo 1972) si è laureato in Letteratura Comparata presso l'Università di Siena, con una tesi su Louis-Ferdinand Céline. Ha vissuto in Marocco, a Bologna, a Siena, a Caen. Attualmente vive e lavora a Viterbo, in un'azienda privata, dove si occupa di rapporti con la stampa. Collabora con il quotidiano "Il Tempo". Nel 2003 ha pubblicato il saggio Céline e l'Italia, per le edizioni Settimo Sigillo, di Roma.


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